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OPPOSIZIONE A CARTELLA DI PAGAMENTO. DECADENZA EX ART. 25 DPR 602/1973
Importante pronuncia della CTR Campania Salerno, che in accoglimento dell’appello del contribuente enuncia due importanti questioni di diritto. La prima, inerente la possibilità ex art. 58 D.Lgs. 546/1992, anche per il contribuente, di offrire in allegazione, per la prima volta, in appello, documenti ancorché non prodotti in pima istanza. La decadenza, inoltre, ai sensi dell’art. 25 DPR 602/1973, per il riscossore che non provvede alla tempestiva notifica della cartella esattoriale.
Al di là delle importanti questioni giuridiche richiamate dalla CTR, ciò che rileva “lato sensu”, è che il contribuente, in prima istanza, proponeva ricorso avverso la cartella di pagamento emessa ai sensi del l’art. 36 bis DPR 600/1973 (Dichiarazione 2015), evocando in giudizio il solo riscossore, giusta applicazione dell’art. 39 D.Lgs. 112/1999. Chiedeva rilevarsi l’intervenuta decadenza poiché notificata la cartella nel 2019. La CTP respingeva il ricorso sul presupposto, non provato, della decorrenza del termine di decadenza, posteriormente al 2015, poiché a dire della medesima, sarebbe intervenuta “infra”, nel 2017, una rateazione delle somme con l’ente impositore, indi, da tale data doveva calcolarsi il termine di decadenza, non ricorrente alla data di notifica della cartella. Previa censura della pronuncia dei primi giudici, per aver assunto un illegittimo atto di fede avverso le mere dichiarazioni del riscossore, riproponeva la doglianza adducendo a sostegno, inoltre, la dichiarazione dei redditi 2015, quale dies a quo da cui far decorrere il termine decadenziale, in assenza di prova contraria. Il riscossore adduceva nuovamente il proprio difetto di legittimazione passiva nel merito della pretesa. L’eccezione veniva disattesa dalla CTR, che accoglieva il gravame del contribuente in ragione delle antescritte argomentazioni, espungendo in via definitiva la cartella di pagamento.

Cass. 31976-2021. No integrazione motivazione accertamento in sede giudiziaria
Leave a commentL’avviso di accertamento privo, in violazione dell’art. 42 del d.P.R. n. 600 del 1973 e dell’art. 7 della 1. n. 212 del 2000, di una congrua motivazione è illegittimo, senza che la stessa possa, peraltro, essere “integrata” in giudizio dell’Amministrazione finanziaria, in ragione della natura impugnatoria del processo tributario.

Cass. Ord. 8231-2022. Operazioni soggettivamente inesistenti. Onere dell’Amministrazione Finanziaria di provare la interposizione fittizia del cedente
Leave a commentIn materia di operazioni soggettivamente inesistenti «qualora sia contestata l’inesistenza soggettiva dell’operazione, grava sull’Amministrazione finanziaria l’onere di provare, anche in via presuntiva, ex art. 2727 cod. civ., la interposizione fittizia del cedente ovvero la frode fiscale realizzata a monte dell’operazione, eventualmente da altri soggetti, nonché la conoscenza o conoscibilità da parte del cessionario della frode commessa; spetta, invece, al contribuente che intende esercitare il diritto alla detrazione o al rimborso, provare la corrispondenza anche soggettiva della operazione di cui alla fattura con quella in concreto realizzata ovvero l’incolpevole affidamento sulla regolarità fiscale, ingenerato dalla condotta del cedente.»